*Parental Advisory: post dai contenuti espliciti nel quale abbandono le vesti di contessina e dico parolacce. O parolaccIe?
Intanto, da quando scrivo con la tastiera francese tutti i giorni ho dei seri problemi oculistici e cognitivi, una volta tornata in terra natìa. E sto cominciando ad interrogarmi sul senso delle parole e sulla loro ortografia, mentre scrivo.
[ritrovarsi a chiedersi se l'aggettivo "dangeroso" esista in italiano è una merda, fidatevi]
Volevo lavorare, appena atrrivata qui. Mentre macinavo chilometri con i curricula in mano e lo sguardo speranzoso, non volevo altro che lavorare. Sognavo una vita di solo lavoro, anche in miniera, una vita in cui ogni mia energia fosse focalizzata sulla produttività. Niente sfizi, niente svaghi, dopo un 2008 disastroso. Un sano, hitleriano posto di lavoro era ciò che cercavo.
Ora ce l’ho. Non sano, ma hitleriano, nervoso e innervosente, stancante sia mentalmente che fisicamente.
Ora ce l’ho, e guarda un po’ cosa accade: i sentimenti. Adesso ci permettiamo anche, avuta la pagnotta, di desiderare dei sentimenti. O meglio, ciò che per me, purtroppo, troppo spesso è stato l’equivalente dei sentimenti: piacere a qualcuno, ma piacere tanto, ma tanto tanto.
[essere adorata, in realtà. Lui, a i tempi, aveva ben riassunto la cosa dicendomi che "l'amore che vuoi tu non esiste, al mondo"]
Ho incontrato qualcuno. E questo qualcuno mi piace tanto. Io mi innamoro sempre, alla fine, perchè voglio tutto, e subito, e pesto i piedi. Ovviamente, tutto questo accade dentro. Perchè fuori resto sempre la solita simpatica stronza gelida che mette le mani avanti e ride in faccia a chi le dice “ti penso”, e se non ride comunque non dice niente, perchè crede sempre non sia vero, mentre una voce, dentro, urla “Diotipregofachesiaverotipregotipregotipregoperchècazzoiolopensomerda”. Così quando poi ci rimango male per qualcosa, hanno pure il diritto di dire, gli stronzi “ma io non immaginavo, ma tu non mi hai mai fatto capire niente”. Eccerto.
Ora ho incontrato Uno, e ovviamente non me la vivo serenamente, nonostante sfoderi gran sorrisi e battute e faccia grandi flap flap di ciglia. Però che mi piace lo sa, anche perchè se me la devo prendere allegramente in qual posto, beh, almeno non rischio la frase di cui sopra. E perchè le strategie mi stancano. E perchè in amore e affini, forse, non esistono strategie. Ci sono solo due persone che si piacciono, o non si piacciono, o non si piacciono abbastanza. O uno dei due.
Ovviamente anche i propositi di duro lavoro e grandi risparmi sono sfumati, visto che giusto l’altro giorno, mentre ricompravo un paio di ballerine nere inspiegabilmente perse durante il trasloco (spesa legittima, dunque) non ho potuto fare a meno di pensare che ne volevo un paio viola. Mi correggo: che ne volevo anche un paio viola. E la borsa in coordinato. E sono tre giorni che piove, cazzo, e vado in giro con le scarpe da ginnastica.
[le Munich, cazzo, le Munich. Sì, mi sono comprata anche quelle, merda]
Qundo ero adolescente, mi chiedevo quando sarebbe arrivato quello che avrebbe capito che io ero poesia, e mi avrebbe amata per come ero.
Adesso, anche.