Connessione a singhiozzi, che, anche se sempre meglio di niente, comunque non è certo soddisfacente. “Anna de Telecomme” mi ha però sostenuta in questo momento di difficoltà.
Ho freddo.
Leggo La via di un pellegrino per la seconda volta. Visto che sabato mi toccherà un mostruoso giro per negozi (urge anche regalo per Lui, che, mon Dieu, torna domani tutto ricucito, povero), farò un giro annientaBancomat alla Feltrinelli.
Ho freddo.
Domani è il primo giugno, dovrebbe esserci quel bel tepore che precede l’arrivo dell’insopportabile afa milanese. Invece si passerà dalla pioggia e dalle mie ossa sbatacchianti alle docce di sudore.
Aiuto.
Però, io ci voglio rimanere, a Milano.
Figuriamoci. Era andata troppo bene finora…Da ieri, Alice dà problemi. “Robberto de’ Telecomme” disse che entro giovedì la cosa verrà risolta. Me lo auguro. Per lui.
Mi consolerò, oggi pomeriggio, con lo shopping per la temuta discussione.
Come dal titolo, su Milano oggi freddo e pioggia autunnale. Come se non bastasse, ferita dolorosa al piede con annesso ematoma, causa disattenzione.
Col mio piede gonfio, stasera sono stata sorpresa dal destino (lo so, lo so, espressione deprecabile, che fa tanto titolo di romanzo di Danielle Steel o come cazzo si chiama, ma come altro potrei esprimermi?); stessa cosa non si può dire dal Tamburo di latta. Forse perchè pregustavo la lettura da tanto, l’aspettativa cresceva…e invece, non mi sta piacendo. Mi forzo e vado avanti.
Chi l’ha visto? è la mia gioia del lunedì sera.
Gauloise!
Ps: non vedo l’ora che Lui torni…argh, maledetto romanticismo.
Ho molto, molto sonno…
Nell’ordine, sono venuta a conoscenza di piccanti pettegolezzi riguardo persone disgustose; ho visto persone disgustose; sono stata con la Compagna Campagna tutto il tempo; siamo pure state a Monte Carlo, chè non si poteva perdere il sabato sera pre – Grand Prix con annessi e connessi.
Epperò, mi sono pure divertita un pochino, non fosse per la litigata di oggi coi miei, ora risolta dopo lunghe telefonate.
Ora sono a Milano, nella mia stanza. Mi sento tranquilla.
Il letto mi cerca urgentemente…
Buonanotte…
Su Milano è piombata una cappa imprevista, dopo settimane di tentennamenti fra sole e pioggia.
Con ai piedi le mie Birkenstock nuove fiammanti, nero vernice, oggi ho percorso varie zone cittadine sotto un sole violento e sopra un’asfalto bollente.
Domani, dopo il lavoro, il dovere civico farà sì che io salga sul temibile Intercity Plus pagato la metà per fare ritorno, per 48 lunghe ore, al borgo natio.
Che poi mi manca, perchè mi manca il mare, mi manca la mia famiglia, mi manca la sensazione di “casa”…dopo pochi sguardi, al primo aperitivo, mi rendo improvvisamente conto, per l’ennesima volta, del vuoto pneumatico che attanaglia la ridente cittadina, che a me, negli anni, sembra sempre di più la gogoliana cittadina del Revisore.
Spero di riuscire ad esporre la mia pelle lunare (per non dire il mio colorito cadaverico) ai terribili raggi ultravioletti.
Ora una Gauloise e un pochino di Shrek, prima di affrontare il dramma valigia.
Appena finita la partita, mentre la mia Bud è già finita da un pezzo e giace nello scomparto “vetro” della raccolta differenziata.
Alla faccia di tutti, il Milan vince.
E Milano è in festa, vera festa, questa volta, verrebbe da malignare.
Chissà papà…
Ora, dopo qualche secondo di esultanza, a letto con Gunther Grass.
Telefonata fiume , tra risate e ricordi, risate e ricordi che nascondono qualche lacrima, a volte.
Mie riflessioni, ora, davanti a questo schermo, su quanto è stato lungo il mio processo di accettazione riguardo ad alcuni eventi della mia vita.
Ultima pagina di Yeoshua, L’amante, voltata. Spero di trovare il tempo e la concentrazione per scriverne qualcosa, di ripercorrere queste pagine bellissime.
Si passa al Tamburo di latta, nuova tappa della mia personale maratona contro il tempo e la quantità enorme di parole stampate su carta e rilegate con cura che circolano nel mondo, consapevole di essere perdente in partenza, consolata solo dalla mia lotta incessante e dalla mia passione.
Prima di spegnere, il mio pensiero a Lui, mio Unico, lontano, sotto le sue stelle.
Questa mattina, come le prossime, reclutamento col collega Marco presso l’università Bicocca di Milano. Inaspettato successo, soprattutto per me, che, in quanto a concetti come reclutamento e fidelizzazione, fund-raising e comunicazione, non sono il massimo (amo le retrovie). E invece! Basta tuffarsi nella mischia, e ogni pudore scompare.
Ciò che mi dispiace, è l’impossibilità, a parole ma soprattutto in così pochi minuti, di esprimere ciò che davvero mi ha dato quest’anno.
Forse, ha cambiato la mia rotta.
Sulle prime si può rimanere perplessi di fronte a quello che apparentemente si presenta come l’ennesimo romanzo americano su una famiglia del Midwest, schiava dei pregiudizi, delle apparenze, dei vicini di casa, i cui componenti alternano, gli uni verso gli altri, sentimenti di odio e amore, invidie e slanci di affetto, alimentando aspettative, frustrazioni, delusioni.
Tuttavia, Franzen si dimostra immediatemente l’eccellente prosatore che in realtà è, il cui acume e capacità di penetrazione nelle dinamiche più intime e oscure del rapporto familiare non possono che stupire, per precisione e sapienza descrittiva.
Alfred ed Enid, ormai anziani, continuano a vivere nella loro grande casa della provincia americana, nella quale continuano ad ammassarsi oggetti inutili, vecchi e volgari, ricordi e delusioni. Il primo mostra chiaramente su di sé i segni del morbo di Parkinson, che si ostina a rifiutare, la seconda vive ossessionata dall’arrivo del Natale, dell’”ultimo Natale” da passare tutti insieme, e di tutto ciò che esso rappresenta, nella migliore tradizione kitsch: calendari dell’Avvento, orribili Christmasland, cibi pesanti, regali riciclati.
I loro tre figli, ormai stabilitisi altrove, non sembrano seguire però quella retta via indicata dalla testarda, ottusa, soffocante madre e dall’iracondo, perfezionista padre ingegnere ferroviario.
Gary, il maggiore, sembra un padre di tre figli benestante e soddisfatto, ma è in realtà vittima di un ménage familiare dominato dall’infantile e doppiogiochista moglie Caroline, che riesce a tirare dalla sua parte anche i bambini, e di una depressione che cerca di nascondere, per evitare che essa si trasformi in un espediente per sopraffarlo e metterlo definitivamente a tacere, per il timore di essere trattato come un minorato; depressione che Gary (e il lettore stesso) non riesce mai a percepire come problema reale, o come l’ennesima tattica di Caroline.
Chip, l’”alternativo”, l’intellettuale, un professore universitario licenziato per aver avuto rapporti sessuali con una sua studentessa, lavora ossessivamente ad una pièce teatrale che racconta la vicenda di un insegnante sedotto da un’alunna, e dopo essere stato scaricato dalla compagna, fugge in Lituania con l’ex marito di lei, aspirante signore della guerra, finendo ad occuparsi di truffe telematiche a danno di investitori americani; Denise, la minore, chef di successo in un ristorante esclusivo di Philadelphia, è alla ricerca di un’identità sessuale definita, che la porta a fare esperienze e a condurre un triangolo amoroso che certamente la madre disapproverebbe.
Ad un prezzo molto alto per ognuno dei suoi figli, Enid riesce a passare un Natale “finalmente tutti insieme”, un Natale che però amareggia il lettore, se non fosse per il finale, che porta alla famiglia un lutto che è insieme liberazione ed alleggerimento da un fardello opprimente, e schiude una piccola possibilità per tutti, persino per Enid, che, a settantacinque anni, si apre al cambiamento.
Il romanzo si chiude così, senza darci la possibilità di sapere se “le correzioni” hanno avuto successo o no nella vita dei suoi protagonisti; ciò che lo rende travolgente è la maestria dello stile, l’humour di cui è condito ad ogni pagina, le riflessioni e le intuizioni del suo autore.
Il lettore è spaesato, naviga anch’egli fra i sentimenti contrastanti dei suoi eroi cartacei, si affeziona e poi disprezza e nuovamente appoggia per poi incolpare ciascuno dei personaggi, finchè nessuno diventa “il preferito”, né tanto meno “il giusto”; semmai, ci si può identificare maggiormente in Chip o Denise, Gary o chiunque altro in questa bellissima galleria di caratteri, riconoscendo in essi i propri vizi e le proprie virtù, persino in due genitori che hanno amato intensamente, ognuno a suo modo, entrambi incapaci di dimostrarlo, i propri figli.
Tutti portano con sé un po’ di ragione e di torto, bugie e verità, sentimenti nobili e bassezze, come nella migliore tradizione familiare, non solo del Midwest, non solo a St. Jude.
Secondo post…
Ma c’è un ma…
Technorati Profile
Un ma che spero di cancellare presto.