L'Ape e il Sogno

Il senso del tempo

E’ morto Bergman, è morto Antonioni. Per uno strano caso, entrambi lo stesso giorno.
Quando accadono queste cose, la mia sensazione è sempre la stessa: un pezzettino di tempo che se ne va. E penso, forse banalmente, forse come tutti: quando morirà l’ultimo sopravvissuto all’Olocausto, di qualsiasi Olocausto si parli? e l’ultimo “giovinetto del Piave”, ultimo e più giovane combattente della Prima Guerra Mondiale? e l’ultimo dei nostri nonni che ha vissuto la Seconda? La viva voce degli eventi va spegnendosi.
Ma forse ci saremo noi, a raccontare del Muro, dell’11 settembre, delle Guerre del Golfo (prima e seconda anch’esse), dell’Afghanistan, di Nassyria…e spero di nient’altro, anche se già nella mia piccola lista ho omesso molte cose.


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Abbronzatura artificiale

Relativa utilità, nel mio caso, ma ora, vaffanculo, mi sento meglio.
Anche se, da copione, dovrei essere grigiastra, emaciata e col naso fra le pagine di un libre.
Basta e avanza il cervello completamente assorbito dal colloquio.


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Il tatticone

Ieri sera, piccola uscita piacevole che per qualche ora mi ha fatto dimenticare dlla mia stanchezza e delle mie preoccupazioni.
Questa mattina (lavoro oggi pomeriggio) bucato, unito a sensazione di sfinimento. E’ il 30 luglio, ed io sono a Milano, stanca e sfinita più che mai…perenne sensazione di sonnolenza. Al colloquio di giovedì, mi troverò costretta ad adoperare la tattica che tante volte (compresa discussione della tesi) mi ha salvata, e cioè la rinomata “faccia di merda”. Speriamo che non mi abbandoni proprio questa volta, dopo anni di onorata carriera. Ci tengo a questo lavoro, per circa un milione di motivi.


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Leggere Lolita a Teheran – Azar Nafisi # 2

“Un romanzo non è un’allegoria – dissi verso la fine della lezione. “E’ l’esperienza sensoriale di un altro mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino, non arriverete mai a identificarvi con loro, non arriverete mai al cuore del libro. E’ così che si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare. Ricordate solo questo. E’ tutto; potete andare”.


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Leggere Lolita a Teheran – Azar Nafisi

“(…) non sminuire mai, in nessuna circostanza, un’opera letteraria cercando di trasformarla in una copia della vita reale; ciò che cerchiamo nella letteratura non è la realtà, ma un’epifania della verità”
(Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran)

Ecco, una delle prime frasi di questo libro, di cui diffidavo un po’, e che invece mi sta travolgendo.
Un cenacolo letterario femminile nell’Iran postrivoluzionario, diventato Islamico, con la I maiuscola, è il pretesto per descriverne la condizione femminile, per condannare tutti i totalitarismi, ma soprattutto è la dimostrazione di un amore smisurato e appassionato, trascinante e intenso per la letteratura.
Probabilmente, ne verrano altre citazioni.


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Ansie mobili

Colloquio spostato a giovedì.


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Finalmente, venerdì

Vengo tenuta in vita dal pensiero del prossimo, di venerdì, quando il mio meraviglioso trolley sarà accanto a me, perfettamente preparato, pronto per seguirmi lungo la via del riposo.
Sarà il nervosismo del momento, l’imminenza del colloquio, ma nutro sentimenti contrastanti e talvolta addirittura meschini nei confronti di ogni essere vivente intorno a me. Negatività.
Questa sera torno a casuccia mia, dopo la permanenza chez mon beau frère. Voglio qualche uscita, libri e piscina, ora che sto un pochino meglio.
Atmosfera da ultimo giorno di scuola, e invece io ho una prova importante da superare.
La Compagna di Slave Avventure è tornata da Kiev, e ci vedremo nei prossimi giorni. Ero preoccupatissima, visto che ancora non si sapeva dove gli agenti atmosferici avrebbero spinto la nube tossica causata dall’incidente di Leopoli; tra l’altro, lei aveva deciso all’ultimo momento di fare i suoi corsi e le sue ricerche nella capitale, e non a Leopoli stessa, dove la situazione è allarmante, a quanto si dice. Come al solito, la stampa nazionale minimizzava l’accaduto, quella internazionale e occidentale gridava alla catastrofe. Come al solito, la catastrofe rimane, ma noi, dopo le urla dei primi giorni, non ne parliamo più.


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Necessità

Ho bisogno di questo weekend, conto le ore che mi separano a domani pomeriggio.
Ho bisogno di dormire, leggere.
Ho bisogno di stare bene, ritrovare l’energia e la piena salute.
Ho bisogno di fare bella figura, lunedì, al colloquio. Cazzo, ci tengo a lavorare qui.
In questo momento, inerzia presso il mio pc, in ufficio. Ieri sera, birrozza a Lambrate (Birrificio forever) col cognato et alii. Dormirò a Redecesio ancora questa sera, e poi, da domani, a me casa vuota e conseguente insonnia. E poi lunedì, il colloquio. E poi, venerdì, a casa. E spero bene di riuscire ad andarci con un treno mattiniero, chè già scalpito. Treno mattiniero significa arrivare al mare alle undici o all’una, vediamo, ma comunque alle due di pomeriggio o poco dopo essere in spiaggia a rosolarmi goduriosamente. Perchè sono stanca, ecco che c’è, nonostante tutti si aspettino da me il piglio della combattente, della WonderWoman, ebbene, no, io sono stanca e ho bisogno di scappare da Milano per la prima volta nella mia vita. Ovvio che sarò ben felice di tornarci, il 26 di agosto, ma adesso voglio partire. Voglio guardare le colline rocciose dall’acqua, prendere l’aperitivo, andare a ballare, andare in Salento da Lui.


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Accadimenti

Lunedì colloquio, che deciderà della mia permanenza, non più come “fanciulla in servizio civile” ma come dipendente dell’ente.
Paura.
Caldo, salute malferma, colloquio, lavoro…ma il mare dov’è?


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Come al solito, di tutto e di nulla.

Lui parte stasera, ed io sono sola soletta fino a domenica, quando la C.I tornerà nera di sole dalle spiagge della Puglia garganica. Difatti, credo proprio dormirò parecchie sere a casa sua, dove mio “cognato” ancora risiede, in attesa delle sudate ferie. Non ho molta voglia di stare sola, in questo periodo, e poi le mie manie mi costringono a cercare riparo presso luoghi amici.
Leggo un altro Saramago, Cecità, che da mesi giaceva sul mio celeberrimo scendiletto a forma di cuore, sorta di Ellis Island dei libri in attesa. Che dire, splendido. Ho scoperto Saramago negli ultimi tempi, in quella che, come ho già forse detto, è il mio naturale periodo di spurgo dalle letterature slave. Mai il mondo mi è parso tanto pieno di libri meravigliosi, sensazione che fin da bambina mi ha accompagnato, un misto di felicità totale e angoscia, dovuta alla certezza di non poter riuscire, mai, a bere tutto il succo di tutte le parole stampate del mondo.
Gli ultimi acquisti di sabato, a loro volta sul cuore/centro di accoglienza, scalpitano, chè son titoli succosi.
La mia salute va migliorando, e questo mi tranquillizza un po’, se non fosse per quel velo di tristezza che oggi mi segue un po’ dappertutto.
Scappo alle commissioni: tessera Blockbuster, deodorante Dove cetriolo (lo so, lo so, sono penosa, ma non vivo senza), qualche dolcetto per il viaggio in treno del Lui, che sarà ben lungo.


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