Dall’ufficio… sembra quasi sia iniziato l’autunno, con un anticipo di 20 giorni. Piove, piove, piove da stamattina. Non ho voluto neppure guardare, dopo mesi di ciabattine e sandali, le mie LeCoq, perciò vai di ballerina, che spero non vengano eccessivamente sommerse.
Ieri sera, la mia Abbaye des Rocs con la C.I. ed un suo amico, da poco arrivato a Milano. Siamo tornati a casa presto, eppure questa mattina le mie palpebre pesavano tonnellate.
Sono ancora su Auster, questo perchè, per quanto sia certamente ben scritto, particolare, non è il genere di libro che mi fa smaniare per continuare a leggerlo, per divorarlo, e certo non emetterò il mio classico sospirone giunta all’ultima pagina…
In ufficio tutto bene, nonostante le mini-catastrofi quotidiane. Negli ultimi giorni di vacanza mi era preso un po’ di sconforto, un po’ di insicurezza al pensiero di questo lavoro, di questo inizio; era come se avessi avuto un minuscolo crollo di motivazione, senza alcun motivo. E invece, mi è bastato rimettere piede qui, per riscoprire quanto mi piaccia. Nonostante i salti mortali, i rallentamenti, i momenti di nervoso. Passano, passano sempre, e rimane invece il senso di appartenenza a questo posto, le persone che lavorano con me e quelle per cui lavoro.
Devo cominciare a fare un post per argomento. Troppe “silvae rerum”.
Dall’ufficio: e con oggi, siamo tornati proprio tutti! Approfitto della pausa sigaretta, la prolungo e faccio un giro internettiano…
Ieri sera, la C.I. distrutta dal primo giorno in Alcatel (in casa definita Alcatraz) è praticamente svenuta dopo cena; io più in forma, visto che il pieno regime non è ancora iniziato, anche se oggi la ripresa si nota!
Lui (ah, chiamasi Lorenzo) ha cenato da me e si è fermato a dormire, dandomi un provvidenziale passaggio questa mattina (abbonamento mezzi ancora inesistente). Era solo una settimana che non ci vedevamo, ma mi è mancato più del solito in questi giorni…forse perchè le nostre vacanze di quest’anno sono fra le più belle che io ricordi. C’era una sintonia speciale, che ricordava un po’ quella dei primi tempi, come se avessimo ritrovato i nostri lontani primi sei mesi. O forse, ancora meglio: i primi sei mesi senza le paure dei primi sei mesi.
…mhhh…pausa finita.
Ripresa con calma: colazione al bar coi colleghi, sigaretta, ed ora al computer, un po’ di cazzeggio inframmezzato di lavoro. Ed è effettivamente più salutare così, visto che, in ogni caso, siamo un po’ invischiati nell’attesa di questo bando di Servizio Civile, che dovrà mettere in moto un po’ di attività. Ma il Ministero ancora langue, in questi ultimi giorni di agosto, e dunque…
Milano è ancora semideserta, e per quanto questo possa dare alla città un’aria malinconica, a me piace molto: come se con questi ritorni scaglionati e lenti (lentissimi, anzi), tutti quanti riprendessimo a poco a poco, insieme; se al mio ritorno avessi trovato pieno fervore, traffico, Cadorna invasa dalle folle, beh, sarebbe stato un pelo più stressante.
Repubblica.it, come ogni giorno, da titoli sconfortanti, e non credo che provare con altre testate sia di giovamento. Al massimo la sezione spettacoli di Tg com.
Urge cena di riapertura dell’anno, urge. Urge andare al cinema, alla Feltrinelli International, all’Atm point (e da quest’anno, niente più abbonamento studenti…ancora non capisco se devo dispiacermene). Urgono telefonate.
Intanto ieri, pomeriggio passato in compagnia della Compagna di Slave Avventure, fra caffè (di entrambe) e Gauloises (mie). C’era un’estate intera, ormai di ricordi, e un autunno di progetti da raccontarsi. Lei tenterà il concorso per il dottorato ad ottobre, ed io, che temevo, incontrandola, di sentire la nostalgia del mondo accademico, sono stata invece ben contenta di aver rifiutato la proposta di rimanere in dipartimento a fare ricerca. Era ormai un mondo estraneo, da mesi il mio unico pensieri era quello di concludere, il più in fretta possibile. No, direi che non era esattamente lo spirito giusto con cui affrontare il concorso e i tre eventuali anni di ricerche a seguire. No no.
Il rientro evidentemente non deve essersi affato concluso, se il mio primo giro per Milano mi ha mostrato serrande ancora abbassate (almeno per qualche giorno ancora), strade vuote, poche auto.
Atmosfera agostana, non c’è he dire. Non mi dispiace affatto.
Questa mattina, appena sveglia, una piccola punta dolorosa. Risolta, con mio grande orgoglio, con qualche minuto di riflessione.
Questa sera Lui sarà di ritorno, anche se non so se riusciremo a vederci, o se dovrò attendere domani…in ufficio, le attività riprenderanno effettivamente nei prossimi giorni, gradualmente, per fortuna.
Trilogia di New York mi piace molto. Non amo i gialli e men che meno i thriller, ma mi sembra che Auster vada ben oltre qui, e che la struttura poliziesca gli serva semplicemente come canovaccio. Per mia fortuna!
Tornata a Milano
Felice. Incredibilmente felice. Senza motivo, così, boh, farfalle.
E’ tutto.
Da domani si ricomincia. Anzi, forse tutto comincia.
“(…)mamma mi disse che i libri erano capaci di cambiare, , con gli anni, proprio come cambiano le persone, ma con la differenza che le persone, quasi tutte, prima o poi finisce che ti abbandonano, quando arriva il giorno in cui non ricavano da te più nessun profitto o piacere o interesse o quanto meno un buon sentimento, mentre i libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale. Aspettano financo decenni. Senza lamentarsi. Finchè un giorno, magari alle tre di notte, hai improvvisamente bisogno di uno di loro, e anche se magari l’hai abbandonato, quasi cancellato dalla tua mente, per anni e anni, lui non ti delude, scende dal suo posto e ti sta accanto, nel momento del bisogno. Senza sussiego, senza inventarsi delle scuse, senza domandare a se stesso se gli conviene e lo meriti e se gli vai ancora bene, viene a te non appena lo chiami. Non ti tradisce mai.”
(Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra)
Il biglietto per tornare a Milano; la ricarica del cellulare; un taccuino Moleskine a righe; due libri, regalo di una cugina di mia nonna per la laurea. Ho sceltro La trilogia di New York di Auster e Ritorno a Baraule di Niffoi.
Il mio primo libro, le favole di Andersen, è a pochi metri da me, nella libreria della mia stanza, qui al mare. Qualche scaffale più in su, dorme il primo libro serio, I miserabili di Hugo. L’ho letto praticamente ancora bambina, e ovviamente, ci avevo messo molto. Ne ho un ricordo nebuloso, ma non ho ancora trovato la voglia di rileggerlo. Non mi interessa non averlo compreso, non mi interessa penetrare nei personaggi, farli miei. Voglio che rimanga così, un ricordo vago, “il primo libro serio”.
Il tempo non è clemente; per oggi, ancora, niente spiaggia. Per fortuna ho molte pagine da scontare, e una buona scorta di Gauloises. In tutta tranquillità, chè già lunedì si ricomincia. E poi, non è che ci sia molto da fare, qui. Giusto stamattina, però, nel passeggiare facendo le mie commissioni, per la prima volta dopo tanto tempo, che V., in potenza, potrebbe essere proprio una bella cittadina. Peccato che sia senza speranze.
Tornata oggi dal Salento. Ad accogliermi, una Liguria freddina e piovosa, ma vabbè, tanto domenica un altro Intercity Plus mi riporterà a Milano, dove spero al più presto di ricongiungermi a Lui.
Le vacanze? Eccellenti: mare, sole, gite (Otranto meravigliosa, Lecce, Gallipoli, la grotta Zinzulusa), se non fosse stato per un ultimo giorno un po’ piagnone, e non per la partenza.
Perchè certe volte, ho l’impressione che alcune cose non si risolveranno mai, soprattutto nella mia testa.
Da oggi a domenica, a meno di un improvviso ritorno della compagna Campagna, che ancora si gode il sole salentino, beata lei, mare (tempo permettendo), letture, ultimo riposo.
Voglia dell’arrivo di settembre, voglia della nuova vita che ogni anno questo mese porta, soprattutto quest’anno, nonostante i momenti di angoscia, nonostante le tristezze e le paure di ogni giorno. Voglia di smetterla con la sensazione di star sempre a mettere pezze alla diga sempre sul punto di crollare. Io continuo a stare in piedi, a cercare di non temere.
L’anno scorso il diktat era “diventare adulta”: sotto molti punti di vista, è stato un successo; per altri, meno. E dunque ben venga questo “io non ho paura”.
“L’unico viaggio da cui non si torna mai a mani vuote è quello dentro noi stessi” (A. Oz, Una storia d’amore e di tenebra)