L'Ape e il Sogno

Garlasco

Nausea.


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Novosti

Millemila cose e niente tempo. Tra l’altro: festa distruttiva a casa dell’amico Egidio, che lascia il suo appartamento di Milano e ha deciso per un “vogliamo ricordarlo così”; visione del film dei Simpson, carino e a tratti divertente; finito Niffoi, meraviglioso come sempre, e iniziato Murakami Haruki, L’uccello che girava le viti del mondo; oggi, compleanno della C.I., in conseguenza torta pasticciotto per pochi intimi questa sera e festa generale sabato; e fra poco si avvicina il mio, di compleanno…
Domenica tra l’altro sono stata da mia zia, a Desenzano. La sorella di mia madre, la classica zia che in tutte le famiglie si ritrova, quella a cui i tuoi sperano non assomiglierai mai. Io la adoro; è stata per me una sorella più che una zia, soprattutto perchè negli anni della mia infanzia, durante i quali ho abitato dai miei nonni, lei era ancora ventenne. Da piccola, i suoi regali pazzi erano i più attesi. E’ certo una persona particolare, per tante vicende che l’hanno segnata, per tante scelte fatte nella sua vita; lunatica come pochi, alterna giorni di altissima “scorbuticità”, rasentando l’antipatia assoluta, a momenti in cui è solare, dolce, meravigliosa. Per fortuna domenica era in buona (!), e ho passato una giornata bellissima, sul lago di Garda.
Nonostante imminente visita oculistica e strane fitte alle orecchie, tutto bene, insomma.


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Da rivedere


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Quattro mesi, tre settimane, due giorni

Di quanti mesi è incinta Gabita? Solo lo spettatore lo sa.
Non saprei dire se questo sia o meno un bel film; di certo è “fatto bene”, ansiogeno quanto basta con i suoi momenti di buio, rumori di passi, problemucci legati alla tipica lentezza che ogni gesto, carta, prenotazione ancora oggi richiede nei paesi dell’ex blocco, e che rischiano di mandare a monte il piano di Gabi e Otilia.
Per tutto il film ci si scaglia mentalmente contro i regimi totalitari di qualsiasi specie, si sente un grumo di nervoso e paura e ansia nello stomaco, si riflette quanto basta sul tema dell’aborto, di questi giorni sempre più discusso anche da chi non dovrebbe metterci becco, tutto questo fino al pugno allo stomaco, all’immagine cruda (e credo proprio necessaria) che ti blocca, fra nausea e orrore, un fermo immagine di trenta secondi che serve al regista per puntare il dito, e dirti “Guarda, guarda, adesso guarda. Qualsiasi discorso tu abbia potuto /possa / avresti potuto fare, il centro di tutto è Questo, è il Bambino, anche se te lo sei dimenticato o non ci hai pensato, tutto preso da più futili, contingenti pensieri”.
E’ un ottimo documento sulla realtà di vita quotidiana dei peasi dell’Est Europa (gli studentati sono ancora oggi così, ne so qualcosa…), a tratti un thriller, sicuramente un grosso spunto di riflessione.


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Un pensiero ricorrente

Chi ama

vede l’amato

com’è uscito

dalla mano creatrice

di Dio.

Edith Stein


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Religo

Complicato da dire, complicatissimo. Sentirsi abbandonati e soli, perchè non facenti parte, o meglio, non sentendosi parte di una comunità. Di nessuna comunità, perchè non perfettamente rispondenti al profilo dell’appartenente medio, di qualsiasi gruppo si parli. Questo perchè, da una parte, molti tendono a credere che un giovane cristiano sia per forza quello dei raduni oceanici, ottuso, ostinatamente antiabortista, ostinatamente anti tutto ciò che non esca dalle bocche dei prelati o dal Catechismo, e dall’altra, molti non tollerano il liberio arbitrio e l’uso della ragione. Entrambe queste visioni nascono dal pregiudizio e dalla poca intelligenza, dalla tenace volontà di etichettare chi non riduce il mondo a mere formule matematiche, e, al contario, dalla chiusura nel dogma e nella cecità.
E già la Fede di per sè sa essere un tormento.
Soprattutto se è una riflessione, un cammino iniziato da poco e con grandi difficoltà, dubbi, ostacoli lungo il percorso.
Spesso, non avere nessuno con cui parlarne.


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Working…

Per carità, il mio lavoro mi piace (ho scelto di farlo), e l’atmosfera in ufficio è sempre gioviale, sfido a trovarne di migliori. Ma…quel che non sopporto, quello che avevo sperimentato in altri contesti ma mai in quello di un vero ufficio, sono i piccoli poteri dietro cui molti si arroccano, i segreti di Pulcinella che danno potere agli iniziati, le piccole stoccate che, nelle intenzione dell’autore, servono a far capire chi detiene il comando…e non voglio fare del femminismo becero e facile, ma questi sono, almeno da me, comportamenti tipicamente maschili. Le donne sono tutte così tranquille, non hanno nulla da dimostrare perchè lavorano bene, punto e basta.
Almeno, qui è così. In altri uffici, in altri settori, sarà cosà.


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Il mio quartiere

In questa domenica pomeriggio assolata e un po’ noiosa, mentre medito di mollare Canetti (fatto grave, chè io detesto mollare i romanzi), penso a quanto mi piaccia abitare qui.
La tipa cafona del tabacchino, il mercato di Via Fauchè, lo Stalingrado, il Roialto e il Mullingan’s, il Choco Rock, dove, con la C.I. si prende il caffè dopo la piscina o prima dello shopping, l’Osteria del Borgo Antico, dove ho festeggiato la laurea e festeggerò un anniversario importante, Aleksandr il portinaio, la mia stanza, la vetrina delle borse di Noa, Via Piero della Francesca tutta…se ci fosse una Feltrinelli, mi sposterei solo per andare a lavoro.


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Riepiloghi

Tutto sembra andare per il meglio, stranamente, anche se ho sempre meno tempo per fare “le mie cose”, ma va bene così…anche se sono sullo stesso libro da due settimane, e la sera gli occhi si fanno pesanti. Le ultime novità…
Il sabato se ne è andato tra spesa sana (deve diventare un must, basta spinacine. Soprattutto da quando in ufficio, in una pausa caffè, è uscito fuori il discorso “Che cosa c’è nel tuo frigorifero?” ed io avevo solo una mozzarella e una confezione di wurstel al formaggio. Mi sono resa conto di quanto io mangi male, per pigrizia. Il peggio di tutta lasituazione è che mi sono trovata a dare ragione a mia madre, il che è altamente lesivo per il mio umore) e pulizie.
Ieri sera, dopo un aperitivo al Royalto, che penso diverrà rito, visto il successo che sta riscuotendo, io, Lui, Aldo ci ritrovammo al Nidaba, ove assistemmo al pregevole concerto di Joe Valeriano. Joe Valeriano a livello fisico è una mistura di Gengive Sanguinanti Murphy e uno dei Dik Dik di cui ignoro il nome. In compenso, è stata una bellissima serata blues, e ci siamo divertiti come pazzi!
Ora, un po’ di tivvù, prima di riprendere con le…lavatrici.


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Varie ed eventuali di questo 11 settembre

Penso che di avvenimenti come quello delle Twin Towers tutti si ricordino dove e con chi erano. Io ero con la mia amica Alice a mangiare un gelato , vicino al mare. Pochi giorni dopo sarei partita per Milano, per l’università, per una nuova vita. Oggi più di quel giorno, in cui eravamo tutti storditi e incapaci di analizzare, dopo tutti gli eventi venuti dopo quello, sapendo che quel grande dolore è stato solo il primo di tanti altri, oggi più di quel giorno quelle immagini, seppur viste milioni di volte, mi annebbiano la vista, lacrime fogli bianchi e corpi di esseri umani.

E basta, chè le commemorazioni non le amo, neppure quelle belle (e dubito fortemente che la mia lo sia).
Il lavoro oggi è andato bene: tre fanciulle reclutate (e da una settimana non avevamo nomi nuovi), e la presentazione (!) che, posso dire, mi ha quasi soddisfatto. Il che da parte mia equivale a stappare una bottiglia di Moet o similari. Soddisfatta è un termine impossibile.

A parte ciò, giovedì sera niente Cristina Donà@Feltrinelli. Capisco i ferrotranvieri e le loro esigenze, e va bene che chi sciopera lo comprendo e appoggio e scuso sempre, ma…cazzo!


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