Il Tachifludec deve essere un allucinogeno, se mi sento, più del solito, il cervello pieno d’acqua e a sua volta immerso in una bolla. Il planning settimanale prima delle vacanze natalizie è questo: andare avanti a beveroni bollenti al sapore di miele e limone, che, nella pubblicità, vengono sorbiti da una sorridente influenzata, la quale d’improvviso si sente meglio e decide di andare al cinema con l’amica. Nel mio caso, servono a trovare la forza di strisciare in ufficio, ma vabbè, è già tanto. Che per di più, sto cominciando ad entrare nelle nuove mansioni, il che genera in me una discreta quantità di ansia.
Devo solo arrivare a Natale, in fondo. E a stasera: con la Compagna di Slave Avventure, scambio di regalinie a uguri da Peck. Meno male che stamattina mi sono ricordata di mettere i pantaloni buoni.
Non so se mi abbia più colpito la notizia della scarcerazione dell’ultima delle tre ragazze che uccisero anni fa suor Mainetti a Chiavenna, o quella dell’ennesimo suicidio collettivo in Giappone. Nel primo caso credo che, nonostante tutto, un reinserimento sia possibile, soprattutto vista la giovane età delle ragazze, sempre che reinserimento non significhi impunità. Nel secondo, invece, non comprendo neppure sforzandomi come ci si possa dare appuntamento su Internet con sconosciuti per mettere fine insieme alla propria vita. Sembra che in Giappone sia un fenomeno diffuso, ed è un mondo di cui so davvero troppo poco e a cui mi sono avvicinata solamente leggendo qualche romanzo, per poterne dire qualcosa. La rete pullula, si sa, di sette, gruppi di pazzi mistici, varie ed eventuali, ed anch’io mi rendo conto di soffermarmi sempre meno su notizie del genere, al mattino, come se fossero qualcosa di già sentito, già detto, e infatti così è, tante sono. Come se ognuna di queste notizie non avesse la sua unicità, come se dietro non ci fossero intere famiglie, interi gruppi di persone, comunità stravolte dal dolore, come se fossero tutti, come sempre, i famosi, cosiddetti “altri”, la tanto criticata “gente”. Quand’ero ragazzina, ricordo, quasi ammiravo coloro che compivano questo gesto estremo. Erano avvolti nel fascino della malinconia, della depressione, avevano un cuore e una mente sofferenti, e tutto questo faceva presa sulla me adolescente di dieci anni fa. Ora, pur ricordando questa sensazione, giuro che non riesco più a comprenderla. Pur rispettando sinceramente le scelte di ognuno, persino quella dolorosa di rinunciare alla propria esistenza.
Credo che tutti, almeno una volta nella vita, abbiano pensato al suicidio, non per forza desiderandolo, ma riflettendo su cosa possa essere il decidere di togliersi volontariamente quella che presumibilmente è la nostra unica vita (un po’ meno, mi auguro, quelli che han pensato di commettere omicidio!). “Non si viene al mondo per essere felici”, io preferisco dire che nessuno ha diritto alla felicità, si può piangere e lamentarsi e incazzarsi quanto si vuole, è lecito, è giusto, abbiamo ragione a farlo, ma la felicità non è obbligatoria, semmai è un dono di cui alcuni godono, altri no, in varie misure. Però la si può cercare, quello sì, è un diritto: cercare la propria felicità. Non una ricerca spasmodica e ansiogena, ma semplicemente cercare di essere felici, lavorare su se stessi e su ciò che ci circonda con i nostri mezzi, le nostre possibilità, combattere per essere felici. Sbattersi. Muoversi. Utilizzare ogni nostra forza, ogni pregio, ogni qualità. Non sempre ci riesco, ma è stato nei momenti peggiori che mi sono improvvisamente resa conto di quanto amo la mia vita.
-la mia famiglia mi ama, mi ha sempre riempito d’amore, e so che loro ci saranno sempre, per me. Anche quando non li sopporto, ogni attimo con loro è un dono.
- ho una casa, da mangiare, da vestirmi, e di conseguenza faccio parte di una ristretta minoranza di fortunati sulla terra. Ho un lavoro che mi piace e che mi fa sentire di poter ricambiare per tutto quel che sono e che ho, e che mi è capitato per caso, o forse perchè qualcuno mi ha guardato.
- ho Dona, Lorenzo, Marianna.
- ho delle amiche e degli amici, non molti, che ho incontrato in momenti diversi della mia vita e con i quali condivido cose diverse e aspetti diversi della mia vita, e sono tutti un po’ speciali, a modo loro.
- ho i miei libri, i miei universi paralleli in cui cercare rifugio, e una Billy dell’Ikea che me li tiene a posto, montata con una buona dose di approssimazione da uno dei tre lassù, nella top list.
- sono felice quando al mattino faccio colazione in silenzio, con la mia tazza, il mio latte, la marmellata e i Pan di Stelle e il tepore del termosifone vicino al lavandino.
- ricevo spesso complimenti, ora che ci penso. Vorrà pur dire qualcosa.
- ho ancora un sacco di cose da fare. Tra l’altro, alcune molto belle.
- ho quelle che io chiamo le mie piccole cose belle e calde. Sarebbe un elenco lunghissimo, dunque evito, ma basta pensarci che mi sento avvolta da un abbraccio.
- senza falsa modestia, sono abbastanza intelligente e in fondo pure caruccia, e se mi sforzo molto sono simpatica e socievole.
Attenzione, che prima o poi arriva anche la lista di buoni propositi per il 2008, eh.
Attendo strali, ma almeno non sto più piangendo.
“Sono triste perchè, forse a causa delle mie deviazioni, consideravo il sentimento come qualcosa di assoluto, infinito e bla bla bla, e mi distrugge pensare all’incompatibilità di carattere e similari faccende “terrene” come causa della fine di un amore. Mi odio per le parole che ho scritto, mi sento un’adolescente imbecille, però…in questo momento le sento, sento che la realtà e la quotidianità sono cose disgustose, che fanno marcire ogni cosa bella e pura, sento che forse l’amore non è una cosa bella, ma gelosia, dolore, paura dell’abbandono, sento che, se non è funzionata con Lui, con chi allora? Perchè l’amore che cerco io dalle persone, non esiste sulla terra? Perchè mi sento sempre la più sola, la meno importante? E, orrore e raccapriccio, manco fossi ancora la quindicenne con l’apparecchio e la felpona che leggeva Madame Bovary, perchè sono così? Cosa ho in meno degli altri? Perchè non sento l’amore delle persone? E non che io mi chieda perchè nessuno mi voglia un minimo di bene, no, perchè oggettivamente so che ci sono persone intorno a me che a me ci tengono, ma perche io, cazzo, non le sento?”
Stralcio di una mail appena inviata ad una cara amica. Adesso, urge fare la lista delle cose belle che ho nella vita, farne diecimila fotocopie e usarle come tappezzeria della mia camera.