L'Ape e il Sogno

Choose life.

Quando il magone si fa insopportabile, è bello veder compaire una socia che ti offre un caffè, un tè e anche un paio di timpani.

Voglia di rivedere Trainspotting, voglia di vedere Espiazione.
Visto Gomorra, agghiacciante sì, ma mai quanto il libro. E stamattina leggendo Repubblica che, insieme a Il divo, è stato premiato a Cannes. E son proprio quei momenti in cui per un attimo ti inorgoglisci per la vittoria del cinema italiano, per poi immediatamente sgonfiarti, al pensiero del che cosa quei film raccontino di noi.

Oggi è anche un giorno importante per la mia famiglia, e dentro di me ripeto una piccola preghiera silenziosa, affinchè tutto vada bene, affinchè la mia famiglia si riunisca.
…manco solo io.

Brescia è una bella città, anche se un sabato sera divertente non fa la differenza.


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…uff, non saprei.

C’è che è venerdì, ma questo weekend sarà faticoso, e allora tanto per cambiare non sono mica contenta, eh. Lavoro, organizzazione traslochi, nostalgia, e, per fortuna, un doppio compleanno.
Lo shopping si fa isterico e compulsivo, e me ne vergogno assai, io, che da snobradicalchicdenoantriestic***i avevo sempre sdegnato le amiche che si abbandonavano alle follie delle spese per nervosismo.
C’è che alcune persone a me care mi stanno vicine, e questo, ovviamente, mi fa sentire in colpa, come al solito.
C’è che ne ho due palle così, di non essere contenta da mesi.
C’è che sto cedendo, e me ne vergogno.
Per anni mi sono sentita ripetere che la mia era una finta fragilità, non perchè io volessi presentarmi come quella che non ero, ma perchè di fronte ai grossi ostacoli ce la facevo sempre, combattevo, strepitavo, superavo. Partivo e tornavo, ascoltavo, consigliavo. E che, alla fin fine, avevo un nucleo d’acciaio.
E adesso sento solo scricchiolare. E niente mi dà gioia.
E…niente.


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Beniamino Lacrimella*

C’è che ieri, mentre accasciata sul divano guardavo un Mono su Madonna (da Lucky Star a 4minutes, insomma), ad un certo punto qualcosa è crollato.
Sarà stato il ciclo, la pioggia, la solitudine…
Ma sono
scoppiata
a piangere. Non ci potevo far nulla, lacrime a ettolitri ed io non le controllavo. Intanto, chiedevo aiuto, e per fortuna è arrivato, come ogni volta, dalle persone pazienti che si prendono cura di me.
E oggi sto meglio, e son vestita male, credo, e un appuntamento è saltato, ed io me ne andrò a casa prima, e basta.
La mia nuova stanza è grandissima e strana.
Milano mi sta lentamente stancando.

*epiteto dato ai bambini un po’ piagnoni dalla mia orribile, mostruosa, malvagia maestra delle elementari. Secondo me è anche colpa sua se c’ho i probbblemi.


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Robba seria ’sta fiata (cit.)

Il colmo, quando hai seimila cose da fare, sul lavoro e fuori, e nulla da raccontare. Soprattutto se penso che ho mangiato sushi per la prima volta nella vita, e mi è pure piaciuto.
Un trasloco, operazioni bancarie varie, una settimana di fuoco in associazione…
Questa mattina ho trasferito il mio conto corrente dal borgo natìo ad un’agenzia di Corso Sempione. Il prossimo passo, una volta entrata in casa nuova, sarà il cambio di residenza.
Tutta una serie di scelte che per qualche arcana ragione pseudopsicoanalitica mi ero sempre rifiutata di fare, benchè quel lembo di terra rocciosa non mi mancasse neanche un po’. Le faccio adesso, proprio adesso, che da qualche mese ho cominciato a sentirne nostalgia. Il mare, per diciannove anni la prima cosa che vedevo al risveglio al mattino, dal mio terrazzo; le vecchie facce, le risate, l’estate… e la desolazione invernale, la mancanza atavica di qualsiasi forma di cultura, un cinema aperto solo quest’anno, in una città di trentamila abitanti, senza ospedali, senza servizi, la migrazione quotidiana oltre confine…
Questi sono i dubbi, e sono molti. Fatto sta che sto facendo tutti i passi per lasciarmela dietro, quella realtà di cui sono figlia, anche se non mi è mai mancata così tanto.

Me ne consolo quotidianamente, con i miei cosiddetti piccolicaldipiaceri.

Adulta? IO?

(reading De Lillo, White Noise)


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Volere, potere, eccetera eccetera.

Intanto, voglio tulipani e girasoli.
Tulipani, soprattutto.
Rosa.
Stasera, dopo il corso di russo all’Italia-Russia, voglio fare bisboccia con una socia.
Poi leggere Vanity, appena tornata a casa, dopo un bagnetto.
E fra poco me ne esco dall’ufficio e vado in Feltrinelli, a dilapidare i miei 15 euri omaggio.
Su Milano batte il sole e piovono pollini che mi fanno starnutire…sulla mia scrivania, mega dispenser di Tempo.
(che, detta così, sembrerebbe un concetto metafisico, e invece…biechissima carta)
Fra un po’ arriva il trasloco, una stanza tutta per me da personalizzare, e dopodomani arriva anche lo stipendio, e pensavo persino di avere molto meno sul conto, dopo questo mese pieno di spesucce. Oggi ho una polo blu a righine bianche mi piace un sacco, è tempo di nuovo programma della Milanesiana, di incontri a Italia-Russia.

Tentativi di felicità.

…e i Radiohead, a piccoli passi, si avvicinano.
Tutto è cambiato, dal giorno in cui, a dicembre, ho comprato quel biglietto.

Sigaretta in bocca, arresto il sistema (e anche qui il concetto ci sarebbe, ma purtroppo giusto oggi verrà consacrato il nouveau règime) e me ne vo.


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Bloody Monday

Dopo quattro giorni di ferie, arrivare in ufficio e trovare quattro telefoni squillanti non è una delizia (due cellulari aziendali, il mio e quello ereditato dalla mia collega, il fisso dell’ufficio e il mio privato).
Ieri sera, sul treno, misto di angoscia e tristezza: più si avvicina il trasloco, meno sopporto di tornare in quella casa.
Passerà.
Oltre a ciò, forse è arrivata la primavera, e i miei nuovi acquisti fremono di desiderio; probabilmente sono già innamorata di Nick Hornby, probabilmente non ho più la giusta concentrazione e la perfetta applicazione per leggere Mandel’stam; è certo che ho voglia di amore; il portatile si è fuso, spero nell’assistenza della Toshiba, anche se ovviamente sono già incazzata nera a priori.
La settimana si presenta improponibile a livello di impegni, ma è quasi un bene, se essi mi obbligano a non restare in casa.
A giugno tutto andrà meglio, per tutti.

Meno male che c’è il lavoro. Chi l’avrebbe mai detto.


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