L’ultimo episodio è stato sabato notte, mentre mi godevo un weekend di mare, sole, mammaepapà, amici. Il che mi dà da pensare ma non ci voglio pensare.
Domenica parto, anche se fino a che non sarò atterrata ad Edinburgo continuerò ad essere convinta che debba succedere qualcosa che mi impedisca di volare oltre la Manica. Dopo le piogge scozzesi sarà la volta del mare della Liguria, nuovamente a casa.
Sicchè. Ci si rilegge a settembre. E che l’estate, ormai ridotta alle tre settimane di ferie agostane, sia dolce per tutti.
Finalmente Michela, nuova intrepida abitante della casa di via San Galdino, eminenza milanese dell’anno del Signore 1100 (San Galdino, non Michela), protettore degli indigenti nonchè di coloro che sono in galera per debiti non saldati (il che è assolutamente fondamentale per comprendere caratteri e stili di vita degli occupanti le quattro singole), sta cominciando con le operazioni di trasloco nella sua nuova sistemazione. Ella prende il posto di Francesca, volata via da confortevole nido protetto da astri benevoli per coabitare con l’ammmore presunto della vita, un quasi quarantenne a mio parere non avvenente e neppure simpatico. Ma tant’è, la vita e l’ammore son ben strani.
Il fine settimana è passato fra Chiringuito, con conseguente minisbronza causata dall’accaloramento a seguito di un mix di pezzi che hanno rihiesto alle mie doti di danzatrice di mostrarsi in pubblico, aperitivi in zona Arco della Pace, strisciante voglia di mare (ancora solo cinque giorni!), migliaia di pagine lette voracemente e centinaia di lacrime sopra a Il buio oltre la siepe, che ha lasciato ora il posto a Firmino, di Sam Savage. A onor del vero diffidavo da questo titolo: il mio snobismo non mi permette di leggere con gusto nulla che stia cavalcando la cresta dell’onda, almeno finchè il fenomeno non si sia attutito da almeno un anno. Eppure, chapeau. Nulla da dire su questo snellissimo romanzo scritto ad hoc per gli amanti della letteratura ma soprattutto per i bibliofili, coloro che della lettura hanno fatto una passione bruciante loro malgrado, coloro che hanno sempre qualcosa da leggere in mano, coloro che bevono d’un fiato l’inchiostro dei loro tomi e non si trattengono dall’acquistarne sempre altri, angosciosamente consci della loro impossibilità di leggerli tutti, in una sola, miserevole vita. Una vita, quella del lettore, che rimarrà sempre permeata da un senso di vaga malinconia e incompletezza.
Mentre rimugino su queste cose, riesco comunque a fare acquisti da Muji, piccole cose già riposte nel beauty in fase di preparazione per la Scozia, insieme ai tranquillanti che mi terranno in vita durante il terrificante, seppur breve, volo. Fra due settimane parto, e ancora non ci credo mica.
Mi devo integrare, agosto è alle porte.
Fine settimana pigro, lentissimo, in cui vieni improvvisamente colto da tempeste e fulmini che scuotono gli alberi di Milano.
Faccio merenda con due muffin di Princi, muniti di provvidenziali gocce di cioccolato, e uno yoghurt Muller da bere ai frutti di bosco, accoppiata apparentemente insolita per chi non conosce alcune delle mie perversioni alimentari (e questa non è granchè).
La mia stanza è praticamente finita, anche le ultime cose sono state sistemate, e le foto appese, segno della presa di possesso del territorio. Più difficile sarà dimenticare le parole cattive dalle quali sono fuggita.
Emergo indenne da quarantotto ore di litigio familiare, iniziato lunedì sera e terminato mercoledì. Il clima è teso, il mio eterno tentennare fra amore e non sopportazione mi fa soffrire. La nostra è una famiglia nervosa, di persone che si arrabbiano spesso e si comprendono poco, a volte. L’arrivo della Zia Folle non poteva che destabilizzarci ulteriormente. Siamo tutti legati da un amore infuocato l’uno per l’altro, un amore senza fronzoli e smancerie ma assoluto, che ci fa correre e piangere ed emozionarci per le sorti di ognuno dei nostri tesissimi consanguinei. Sono convinta che questa linea di nervosismo perenne sia sfociata in me, unica figlia e nipote, ultimo rametto dell’albero, rendendomi la folle che sono. Non posso che portare con orgoglio questa stimmate.
La Lonely Planet di Edimburgo è sul tavolino bianco dell’Ikea che funge da comodino. Visitare l’Abbazia di Chiaravalle, purtroppo non completamente, causa guida in vacanza, ha infuso in me una pace profonda. Vedere Il Divo di Sorrentino mi ha fatto tremare, perchè se pure ero cosciente di ciò che siamo stati, che siamo e saremo, ogni volta è una stretta al cuore ricordarsi di non avere via di scampo dalla nostra stessa italianità. Incontrare la Compagna di Slave Avventure, appena tornata da Kiev, mettere i miei nuovi occhiali da sole, vedere Roberto Bolle questa sera e chiacchierare con una indimenticata collega, prossima alle nozze. Questo è stato il pigro weekend.
Sentire i fremiti della solitudine, pensare che passerà.
Tornare a Milano, tornare ad avere gambe doloranti e stanchissime.
Quattro giorni salvifici, non c’è che dire, quattro giorni in cui sono riuscita a non pensare ai guai lavorativi, nonostante la mia famiglia talvolta sembri darsi un bel daffare per sostituirli con qualcos’altro. Cioè loro.
Jamiroquai un po’ maturato, ma sempre Jamiroquai. Bel concerto, bella presenza scenica, un gran punto di bassista, come direbbe un altro bassista di mia conoscenza, unico neo l’atmosfera: un concerto a Monte Carlo non sembra neppure un concerto. Spazio tra le persone, lieve venticello, rilassatezza, dispiegamento immane di mezzi tra polizia e carabinieri. Poca passione, pubblica danzante come fosse al Jimmi’z, ecco.
Chè qua invece noi lo sappiamo, che ai concerti si deve soffrire, per forza.
In casa si cerca un nuovo coinquilino, anzi, una donnina, per rispettare le quote rose caserecce. In realtà, un altro maschietto non mi dispiacerebbe affatto. Ho scoperto che essere l’unica donna della casa mi piace un sacco.
[Il Gattopardo continua ad essere uno dei miei romanzi preferiti. Riesce persino a farmi dispiacere di essere già arrivata a Milano Centrale]
Devo andare da Furla, prima che il volgo dei saldi si impossessi di qualsiasi cosa possa diventare mio.
Clima da ultimo giorno di scuola. E’ luglio.
Domani parto. Quattro giorni a casa, al mare. Spero che l’acqua sia abbastanza fredda da farmi sbollire le ire accumulate nelle ultime settimane di lavoro, della serie “sei stanco di obbedire ad un cretino?”.
E stasera era anche la serata groupie, da fare con la Socia al loro concerto. E non ci si va, chè giustamente è stata fissata una riunione alle 16.30, d’urgenza, e noi stiam tutti qui a chiederci quale annuncio dovrà dare la presidenza [e sempre più sospetto che sia una vera stronzata, tipo una collaborazione fantastica con qualche azienda, che poteva esserci riferita ad una qualsiasi riunione ordinaria, senza farci cagare letteralmente addosso, e della quale sinceremente mimportagnente, chè ormai lavoro solo su interventi e politiche sociali, fundraisingpussavia].
Ma tanto io domani sera sono al mare.