L'Ape e il Sogno

Non ho più l’età per certe feste* ma comunque amo l’amore libero

Il borgo natìo mi accolse anche questo fine settimana, per la rupestre seconda festa di laurea della Compagna Campagna, tenutasi nel ranch di famiglia, con conseguente uccisione del maiale, vino et similia a fiumi, nonchè tarantelle e bomboniere.

Per mia somma fortuna il Tamarro, mio flirt estivo, non era presente; si mormorava fra la folla che tale assenza fosse dovuta al fatto che proprio quella sera avrebbe conosciuto gli amici della nuova fidanzata. Per la cronaca, Jessica. Per la cronaca, diciottenne.

Contrariamente ad ogni aspettativa, questa nuova non mi ha gettata nello sconforto di ventiseienne decrepita e satura ormai della mestizia dello zitellaggio. Il mantra che mi sono ripetuta per anni insieme alle amiche di sempre deve ormai essere stato assorbito dal mio sciocco cuoricino, nonchè dal mio stupido cervellino. Certo, a diciotto anni il physique rischia di essere davvero invidiabile. Ma l’età mi insegna che la tamarra gnocca di sedici-diciassette-diciotto anni ha ancora poco tempo per trovare marito e accasarsi, poichè le leggi della fisica colpiscono con precisione agghiacciante. La tamarretta gnocchetta è destinata inevitabilemnte alla sfattanza. A ventisei anni, essa è distrutta dalla cattiva alimentazione, dalle gravidanze, dalle tare genetiche o da mille altre cose. Col Dna non si scherza, fanciulle. Tale tesi, sulle bocche di noi fanciulle intelligenti, carine ma non fighe, simpatiche anche se talvolta (giustamente) inacidite è confermata da anni di intensa osservazione empirica, quando la sottoscritta, appollaiata al Bar Sport all’aperitivo, con un Ricard davanti e con l’occhio girato a vivisezionare lo struscio del sabato pomeriggio nella ridente (sic!) cittadina del Ponente Ligure, sentenziava solenne e rassicurante :”Non devi dimagrire tu. Devi aspettare che loro ingrassino”.

A parte ciò, in questo fine settimana è andato tutto bene, anche troppo, se vogliamo metterla in questi toni. Perchè si sa che una donnina single, nella fattispecie IO, nei mesi peggiori della propria esistenza che volgono al termine, non appena presa una boccata d’aria, non appena emersa da onde e perigliosi flutti che la tiravano a fondo, proprio mentre il sorriso mattutino non sembra più un miraggio ma una semplice abitudine, proprio mentre le lacrime cominciano a non essere un getto continuo che mette alla prova ogni mascara, cosa può mai fare, invece di godersi la serata, bere a più non posso e dormire del sonno dei giusti?

Ma gettarsi fra le braccia, da mesi respinte, del Peggiore, è ovvio!

Per fortuna, inspiegabilmente continua ad andare tutto bene.

*ovvio che non ce l’ho: se prima andavo avanti tre giorni a certi ritmi, a tutt’oggi una festaspacco di cotali proporzioni mi annienta per una settimana.


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[Ci sono giorni in cui non puoi non amare Britney Spears]

Stamattina a me sembrava ci fosse la nebbia. Forse non è vero, ma a me pareva davvero che tutto fosse avvolto dalla foschia. E’ anche vero che non indossavo gli occhiali, ma mi sarei aspettata di sentire da un momento all’altro un ululato sinistro e qualche nitrito e Frau Buchler e blablabla. A quel punto, infilare le cuffie dell’I-pod e saltare a piè pari Radiohead e compagnia, dirigendo orgogliosamente il mio ditino verso Womanizer è stato un attimo.

Tutto questo perchè quando sei una quindicenne nirvaniana che si danna della propria giovine età che le ha fatto incontrare Kurt Cobain solo da morto, tu, Britney, la odi. La odi ferocemente, perchè quell’ Ops! I did it again è l’esatto opposto di Penniroyal Tea, perchè una biondina che canta Baby gimme one more time vestita da reginetta dell’high school non può che darti sui nervi, perchè tu, che vai al liceo coi maglionacci dalle maniche tormentate e scrivi frasi di morte su ogni superficie, anche non piana, ti capiti davanti e quando ti chiedono cosa vuoi fare da grande rispondi “Simone de Beauvoir”, una così no, non puoi tollerarla.

E poi ti ritrovi a ventisei anni, mentre vai a lavoro con maglioncino cache-coeur e stivaletti e borsa griffata, e dentro sei un inferno di indecisione, dubbi, tormenti e En in gocce, a camminare verso il tram ascoltando una che ha press’a poco la tua età, che fin da piccola è stata sfruttata da una madre oscena, la cui sorellina ha sgravato a sedici anni, che quando si è sposata lo ha fatto con un tamarro che le ha succhiato milioni di dollari, quando ha avuto due figli nel giro di due anni tutti a darle della cicciona, quando ha divorziato e ha ripreso ad uscire come amica si è trovata Paris Hilton, che quando si è drogata dalla disperazione tutto il mondo ha assistito impietosamente al suo trasporto in ambulanza. A quel punto tu Britney Spears la ami. Eccome se la ami.


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L’innocenza è chiudere gli occhi e poi.

Sono distratta in questo periodo. Pochi soldi e qualche vestitino nuovo, e il folle desiderio di possedere un paio di All Star rosso fuoco.

In barba allo sciopero globale totale, fuggo da Milano già domani sera e fino a lunedì, chè ho proprio bisogno di.

La settimana è iniziata già piena di stanchezza, dopo la manifestazione del weekend che mi ha vista su un furgone per tre giorni, per fortuna accompagnata da un valente volontario, ovviamente iperfidanzato e pure felicemente, tanto per frustrarmi ancora un po’. Otto ore dopo aver riconsegnato il suddetto mezzo di trasporto, l’autonoleggio mi ha chiamata per dirmi che era stata rinvenuta una riga. Prontamente è stata mandata in ufficio una fattura da seicentoeuripiùiva. Il contabile ormai mi chiama danno e le rassicurazioni di tutti non sono valse a tranquillizzarmi. Ed io a tutt’oggi non so dove possa essermi accasciata per combinare tutto ciò.

[La settimana] è proseguita poi in un vago scazzo misto a sonnolenza. Cammino per le vie di Milano cercando di fissare immagini e angoli e posti che amo e che forse mi mancheranno ma che non sopporto più. penso al post che probabilmente ci scriverò. Leggo Grossman, accendo candele di Muji, ascolto musica spazzatura per sopperire alla mancanza di televisione e alla mia rota da trash. Sono lenta più che mai. Vorrei innamorarmi ricambiata. O forse no, vorrei solo provare il brivido zoccoleggiante dell’adulazione.


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Ventisei anni e sentirli tutti. Ma proprio tutti.

La mia festa è stata alcolica e bellissima.

Il giorno del mio compleanno, 7 ottobre, è stato bellissimo.

I regali che ho ricevuto, i messaggi, le telefonate, le persone intorno a me, favolose. Il pranzo in Feltrinelli coi colleghi che adoro e ai quali sarà durissimo dire ciò che ho svelato proprio ieri sera, fra una birra e una sambuca. Le decisioni prese, l’incertezza, il pensare di avere davvero bisogno, dopo aver toccato il fondo, di un periodo sabbatico. Il coraggio di cambiare completamente, la paura.

Ringraziare il cielo di avermi donato tanti preziosi incontri, tante persone così speciali inviate sulla mia strada, a farne un pezzetto con me, in questi anni. Persone che cammineranno lontane fra poco, ma sempre lo stesso cielo.

Per ognuno di loro, un pezzetto di me. Ed a me il cuore pieno di loro.


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