L'Ape e il Sogno

Beh, è Natale.

Bello, bello, bellissimo.

Mi sono goduta la mia famiglia per ben 48 ore, e persino la tombolata, con la nonna in tensione manco fosse al Casinò di Monte Carlo, pronta a puntare la pensione, mi ha dato un senso di calore, di protezione.

Scatenarmi con le amiche poco dopo, salire scalza sul divanetto della discoteca, son cose che ci vogliono. Guardare la montagna di carta accanto a me, anche. Avere una nuova libreria nella mia stanza, orfana da sette anni della mia presenza, se non per sporadiche apparizioni, pure.

Lunedì mattina mi sono risvegliata in un albergo sul Garda, in un letto dalla testiera dorata, e ho fatto colazione con lo sguardo rivolto verso quella massa d’acqua avvolta dalla bruma del mattino presto e scossa solo da leggerissime onde. L’unica distrazione, cappuccino e muffin alla mano, è stato un indicibilmente fascinoso portiere. Ho passeggiato per le vie del centro fino a raggiungere la Zia, asciugarle qualche lacrima, perchè l’amore grande era proprio finito, e risalire con lei sul treno per casa, finalmente.

Fra quattro giorni decollerà un volo Nizza-Zurigo-Praga, e sarà il mio. Intanto, scrivo lettere di motivazione, che a gennaio saran cose nuove.

Ciò che desidero per il 2009 è che non sia come il 2008.


Pezzi di questi giorni

Bilancia (23 settembre – 22 ottobre)

I lettori di Table talk, un forum del giornale online Salon, sono stati invitati a descrivere la loro vita in sei parole. Uno ha scritto: “Senza soldi. Stipendio. Senza soldi. Stipendio”. Un altro invece ha detto: “Oh no, non un’altra volta”. Ma la frase su cui vorrei richiamare la tua attenzione è: “Non sono mai stato uno spaccone”. Sono convinto che anche tu, Bilancia, rimpianga di non aver mai imparato a fare lo spaccone. Ti annuncio che i prossimi mesi saranno il momento ideale per colmare questa lacuna. Anzi, sono quasi tentato di nominare il 2009 come l’Anno dello spaccone per tutte le Bilance. Se potessi farti un regalo simbolico, sarebbe un costume da supereroe firmato da un grande stilista. È arrivato Sballo Natale, Bilancia!

Rob, ti amerei lo stesso anche se tutto ciò non accadesse.

Detto ciò, oggi è stato l’ultimo giorno di ufficio. Ho mandato una mail ai miei colleghi, ho versato una lacrimuccia, spento il pc, la luce, chiuso la porta. Domenica ci sarà il pranzo di Natale, e poi, il treno.

Questa settimana è stata pienissima. Di lavoro, di saluti. Ma va bene. va bene perchè la signora M. mi ha scritto un “Auguri di cuore” sulla sua tastierina, quando le ho portato il pacco alimentare natalizio. E per lei è uno sforzo sovrumano, scrivere quelle tre parole, e allora quegli auguri sono i più preziosi, e sono scolpiti, marchiati a fuoco dentro di me. Va bene perchè ho ricevuto dei doni di Natale/addio dalle mie amiche pesati e pensati per me, e dei biglietti altrettanto belli. Va bene perchè i miei colleghi mi hanno regalato una sportina piena di belle cose, perchè ora possiedo quello che mi serve per truccarmi come Britney. Va bene perchè ho salutato Lui abbracciandolo forte, e questa volta sì, che ci siamo lasciati davvero. Va bene, perchè domenica sera fumerò una sigaretta guardando il lago di Garda con LaZia, e so che le devo stare accanto.

Va bene perchè è Natale, e a gennaio si vedrà, e ascolto gli Idlewild e faccio pensieri impuri sul mio coinquilino, che tanto fra 48 ore scappo.


Vino, traslochi e caffè. E pioggia, neve, Grossman.

Sono già stanchissima, in questo mio ultimo weekend milanese che non è ancora finito. Ho perso il conto delle cose fatte, delle persone viste, e riesco ad essere felice di domenica.

Venerdì sera, con grande gaudio partecipai alla Girl Geek Dinner. La location (tanto per parlare easy chic, urban style, Milanofescion) era assai carina, abbiamo mangiato più che bene e i gadget sono stati molto apprezzati da me e dalla Socia. Soprattutto lo zainetto per pc, che mi permetterà di abbandonare la mia vecchia borsa segaspalle nelle tristi tinte del grigio topo. Un sentito ringraziamento, dunque, alle ottime organizzatrici che lavorano dietro a questi eventi.

E’ venuto il corriere, e non sapevo di possedere 190 chili di masserizie. Che poi dicendo masserizie non so perchè, ma mi sembra di aver spedito due quintali di pentole e strofinacci, e invece sono libri e scarpe, fondamentalmente, e non so quale dei due articoli mi spaventi di più, a possederlo in sì grande abbondanza.

Ho finito di leggere Grossman, Qualcuno con cui correre, e per due giorni non sono riuscita ad iniziare null’altro, perchè Assaf e Tamar mi avevano scavato il cuore.

Alla festa del Sacrificio di Abramo, presso il centro dei giovani mussulmani, con una collega speciale e altre ragazze, e non c’è niente da fare, Giovani Mussulmani 4 – Giovani Cristiani 0, chè tanto siam rimaste a bocca aperta dalla beltade (e non solo) di alcuni di loro. Ho respirato la ricchezza di questi incontri, e quello che possono costruire, chè io, nei pezzetti di puzzle, ci credo ancora.

Ho comprato regali piccoli, ma con amore, e un paio di scarponcini marroni per tenermi compagnia a Praga, ma anche nei prossimi sette giorni, con questa Milano di pioggia e neve che non sopporto francamente più. Sono pronta per la prossima settimana, e al carico emotivo che comporterà.

Sto per andare a vedere Come Dio comanda con la Socia (sempre lei), e stranamente non ho letto il libro, e non mi importa della critica e delle recensioni, io lo so che piangerò e sarò felice per questo, e mi piacerà. Non fosse che per la smodata passione nei confronti di Elio-fammitua-Germano. E su queste note vogliose, doverosamente chiudo.

E comunque sì, Elio, fammi tua davvero, eh. Quando vuoi, ti giuro.


Della paura

Finisce qui il mio ponte per l’Immacolata, finisce con l’ultimo treno. Il prossimo Eurocity, le sue quattro, interminabili ore, saranno le ultime. E a quel punto sarà Natale.

Ho paura, molta paura. Paura delle difficoltà lavorative, ma neppure troppo. Paura della gente, ma neppure troppa. “Passa oltre, passa sopra” mi dice mia madre, senza alcuna volontà di citazione dantesca, ma come semplice prodotto della sua mente saggia e spocchiosa. Paura, tanta, della mentalità di questo posto, della bolla che sembra racchiuderlo, degli orizzonti che si restringono. Idem come sopra, è la risposta materna.

E poi, puoi sempre ripartire, sostiene il Pater.

Vorrei scrivere di più, e più spesso, su questo blog. Potrebbe aiutarmi a ripartire. Da me.