Mi duole ammetterlo, ma sono felice.
Faccio colloqui (allora il mio cv non è una immonda pagliacciata!), sono socievole, ho finalmente trovato il coraggio di iniziare Infinite Jest. Prendo l’aperitivo, bevo caffè, ho ricevuto in dono dalla Zia un paio di orecchini di perle, perchè devi cominciare a metterti un po’ da donna, eh. Sono andata a comprare un paio di pantaloni eleganti. Mioddio. Non vedo l’ora di avere di nuovo uno stipendio, perchè da quando ho deciso di mettere le mutande di latta dovrò pure in qualche modo sublimare la mancanza di maschi con qualche vizio. Non che prima, eh (nel senso: non che prima ci fossero frotte di rugbisti, non che prima non mi viziassi).
Ho visto Sette anime e Italians nel piccolo cinema del borgo natìo, e mi piace la dimensione Monopoli che in questo periodo ha preso la mia esistenza: abito in un posto dove in uno stesso colpo d’occhio puoi vedere il Municipio, la Piazza del Comune, il Bar Sport (il Bar Sport, capito? il Bar Sport!), la posta e quasi anche la Stazione. E tutto ciò mi protegge un sacco.
Basta solo che arrivi il primo stipendio, in modo da avere quel po’ di argent per scappare, ogni tanto, dai Giardini della Vittoria. E poi vabbè, sì, voglio una LV, che male c’è?
A Praga fa freddissimo e ti scendono le lacrime, quando cammini lungo la Moldava, ma mica è solo per quello, è perchè Praga è bellissima.
Praga la cammini, tutta, oppure prendi il tram 22 e ti fai da un capo all’altro della città e scendi dive ti piace quello che stai vedendo fuori dal finestrino. Praga è festeggiare l’ultima mezzanotte del maledetto 2008 in piazza e poi a ballare con la tua amica del cuore e una brigata di toscani conosciuti la sera prima sul ponte Carlo, è tornare in Italia e scoprire da un messaggio su Facebook (maledetto, ancora lui) che uno carino fra loro ti ha guardato un po’ di più, mentre tu ovviamente ne avevi addocchiato un altro, che ovviamente non piacerebbe a nessuno tranne che a te. Praga è affondare nella sciarpa col pon pon di pelliccia, ricordando quel compleanno in cui l’hai estratta insieme al suo fratello cappellino dal sacchetto di Furla, quel compleanno che ha dato inizio ai disastri, terminati solo con l’ultimo compleanno. Praga è arrivare stupite al Crowne Plaza Hotel, scoprire che esistono davvero i tipi in livrea e il bar col pianista e le colazioni faraoniche, mica stanno solo a Tempesta d’amore. Di conseguenza, è anche lasciare la mancia al tassista carino dell’albergo che ti riporta in aeroporto, così, tanto per fare un po’ la mademoiselle in giro per il globo. Praga è stata anche atterrare, per la prima volta, a Nice – Cote d’Azur, è vedere che qualcuno ti aspetta, oltre alle porte scorrevoli, per portarti a casa, mica alla solita Malpensa, dove ti caricavi da sola la tua valigia arancione e salivi mesta sullo shuttle, direzione Stazione Centrale.
[anche se tra quei qualcuno c'è qualcuno che ti fa ancora un po' male al cuore, e nemmeno capisci bene il perchè]
Tornare da Praga è stato tornare alla realtà, fra oroscopi di inizio anno che ti dicono che questa volta ce la farai, che l’influsso negativo è finito, che è l’anno di quelli come te, basta solo imparare a fare la spaccona. Stampare curricula, richiedere certificati, inviare carta, inviare mail, ridere.
Il borgo natìo potrebbe non essere più così ostile, forse.
Il libro delle vacanze natalizie è stato Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino, quello della settimana Via Katalin, l’adorata Magda.