Lo so, lo so, non scrivo da un mese.
Tra le tante cose che ho smesso di fare, c’è anche questa. Il lavoro ha orari inconciliabili con la regolarotà, i miei tempi liberi sono occupati da incombenze quali la ceretta, fare la benzina al motorino, prendere un aperitivo.
Mi sono successe tante cose, ma in realtà poche. Sono uscita, mi sono sfidata, mi sono confrontata con realtà totalemnte estranee.
Un post ed un commento di una blogger mi hanno portata a scrivere nuovamente, perchè certe assonanze non possono non colpire. Siamo sopravvissute, siamo delle sopravvissute. Quando mi sento una principessa mi chiedo quando finirà questa sensazione, forse perchè la mia più lunga relazione, quella che mi ha marchiato un po’ (tanto) aveva in sè mille cose ma nulla di principesco. Nulla di…romantico, ora lo posso dire. E se il romanticismo esistesse veramente?
Alla fine mi prendo sempre, controvoglia ma mi prendo, e resto ad aspettare il giorno in cui il cuore si sbricilerà di nuovo, e intanto assaporo ogni cosa, con dentro l’ombra scura del presagio.
Siamo delle sopravvissute, e anche quando le cicatrici si riapriranno, o addirittura arriveranno nuovi tagli, sarò lì con l’ago in bocca e il filo alla mano per l’ennesima pezza. Quasi rido, pensando a come tutto questo non dovrebbe che dare gioia, ed invece per me è e sarà sempre sintomo di oscuri acadimenti. E a questo punto, non cambierà mai.
Vivere la vita appieno, per quanto si può, ma con una cassetta del pronto soccorso sempre alla mano. Impossibilità di felicità totale, ma va bene così, troverò nuove anestesie.