L'Ape e il Sogno

Mi metto lo smalto con frequenza inquietante.

A parte che non ne posso più di certi orrori che girano smutandate, ma comunque.

Cose accadute e che accadranno, nell’ordine: acquistato cellulare con annesso numero telefonico francese (cellulare tattile assolutamente chic che presto finirà giù dal terrazzo, viste le mie capacità tecnologiche), preso appuntamento per la ceretta domani mattina, preso appuntamento dal notaio lunedì prossimo per la firma che mi inchioderà al mutuo, innamoratami ancor di più nei quattro giorni londinesi, tormentatami perchè innamoratami ancor di più.

Per fortuna c’è il mare a darmi pace, il mare e la paura del futuro che però forse magari è avventura.  Io, indipendentemente da tutti.


London calling

Scrivo nella calma agostana, mentre gli internettari latitano un po’ e tutti partono, ed io dal mio pulpito di hotesse d’accueil guardo la gente viaggiare e divertirsi nel Principato dei balocchi.

Domani mattina io, la mia frangetta nuova ed Egli decolleremo verso i nostri tanto attesi quattro giorni a Londra, e quasi non lo dico finchè non atterro, chè la paura è tanta che.

C’è una cena per due che ci aspetta, c’è una città che ancora non abbiamo visto, c’è tanta stanchezza accumulata da scacciare, e qualche mia lacrima nervosa e lavorativa da dimenticare.

Io non so che succederà, ma sto assorbendo e mangiando ogni cosa, perchè non se ne vada più.

L’estate sta passando veloce, e all’albergo dell’orrore le stagioni sono tutte uguali, i giorni festivi pure, vivi in uand imensione parallela alla realtà e ai ritmi normali della vita altrui. Sono in perenne jet-lag, diciamo. Ma non importa, dopo il lavoro scendo al porto a bere il mio Mojito à la fraise e guardo un po’ lo zoccolame e sguazzo in conversazioni e gli stringo la mano tante cose scompaiono.


Posted in Uncategorized